lunedì 2 gennaio 2017

Top 10 Album 2016




10. Angel Olsen
My Woman
Jagjaguwar
Garage rock, folk rock.





9. Radiohead
A Moon Shaped Pool
XL Recordings
Art rock, alternative rock.



8. Kaytranada
99.9%
XL Recordings / HW&W
Electronic, hip hop.



7. David Bowie
Blackstar
ISO / RCA Records / Columbia / Sony
Art rock, experimental rock.



6. Kanye West
The Life of Pablo
GOOD Music / Def Jam
Hip hop.



5. Frank Ocean
Blonde
Boys Don't Cry
R&B, soul, avant-garde.



4. Nicolas Jaar
Sirens
Other People
Electronic, experimental.



3. Bon Iver
22, A Million
Jagjaguwar
Folktronica, art pop.



2. Solange
A Seat at the Table
Saint Records / Columbia
Funk, psychedelic soul.



1. ANOHNI
Hopelessness
Secretly Canadian
Electronic, experimental.

domenica 1 gennaio 2017

Top 10 Album Italia 2016



10. Machweo
Musica da festa 
Flying Kids Records
Electronic, Trance.



9. Policrom
La vita degli altri
Morgana
Electronic, IDM.




8. Soviet Soviet
Endless
Black Candy Records / Felte
Punk, new-wave.




7. MAIOLE
Last for Motifs
Collettivo HMCF
Electronic, pop.




6. I Cani
Aurora
42 Records
Electronic, pop.





5. ≈ Belize ≈
Spazioperso
Ghost Records & Publishing S.n.C.
Electronic, pop.





4. Birthh
Born in the Woods
We Were Never Being Boring / Audioglobe
Electronic, pop.





3. Canova
Avete ragione tutti
Maciste Dischi
Rock, pop, indie.





2. Motta
La fine dei vent'anni
Woodworm / Audioglobe
Rock, indie.





1. Cosmo  
L'ultima festa
42 Records
Electronic, pop.

venerdì 26 febbraio 2016

Un parere sui Grammy Awards di quest'anno



Sono passati undici giorni dai 58esimi Grammy Awards, i premi che vengono assegnati nel mondo della musica. Non sono interessato a commentare le categorie commerciali, se non quella riguardante la musica elettronica – Dance/Electronic per farmi capire – e i remix.

Per la categoria Best Dance Recording ha vinto la canzone “Where Are Ü Now” dei Jack Ü (aka Diplo e Skrillex) e cantata da un Justin Bieber che ho abbastanza rivalutato dopo quest’ultimo anno. Diciamo subito che Diplo è stato il personaggio dell’anno all’interno del panorama elettronico mondiale, grazie alle sue varie produzioni e a progetti quali Major Lazer (con Jillionaire and Walshy Fire) e a quella già nominato con Skrillex, oltre alla propria carriera solista. Sono un po’ contrariato alla vittoria di questa canzone, anche perché molte altre meritavano la statuetta. Se guardiamo i nominati, i più meritevoli sono i The Chemical Brothers e la loro “Go”, singolo del loro ultimo e acclamato album; Flying Lotus è un altro individuo che poteva facilmente vincere con “Never Catch Me”, cantata da quel mostro di Kendrick Lamar (ah, ha vinto cinque premi, sapete?). Assenze pesanti, come la canzone che avrei dato favorita: “Lean On”, praticamente ascoltata fino allo sfinimento da tutti e vera hit dell’anno. Diplo è contento lo stesso, ma se fosse per il sottoscritto sarei stato ben più felice con un singolo più valido. Jamie xx assente [Loud Places o I Know There’s Gonna Be (Good Times) facilmente nominabili], così come Madeon (Pay No Mind) e altri nomi che non stiamo qui a dire.

Per il miglior album tantissimi dubbi. Ok, i Jack Ü hanno sfornato un ottimo lavoro, ma a livelli lontanissimi da “Born in The Echoes” dei fratelli chimici o “In Colour” di Jamie xx, con quest’ultimo il mio favorito alla vittoria. “Our Love” di Caribou è un grandissimo LP, ma non il migliore, mentre i Disclosure hanno deluso un po’ le aspettative con “Caracal”. Anche qui grandi assenze, come George FitzGerald e “Fading Love”.

Dura parlare per il Best Remix. Sicuramente nessuno dei cinque meritava una statuetta (anche se avrei tifato per il buon Kaskade), ma dove è finito il remix di Four Tet di “Opus” di Eric Prydz? O quello di Jon Hopkins di “Magnets” dei Disclosure? Ce ne sarebbero tanti che si potrebbero nominare, ma bastano queste due per confermare che i Grammy non sono merocratici.

venerdì 29 gennaio 2016

Trenta di questi dolori



Lettura consigliata ascoltando questo brano.

Me lo ricordo molto bene quel lontano giovedì 29 gennaio dello scorso anno. La sveglia suonò presto, verso le sette del mattino. Era un giorno come tutti gli altri, se non fosse per il primo esame che avrei dato nella mia carriera universitaria. Verso le dieci sarebbe cominciato l’esame di Storia del Cinema, una materia facoltativa da soli sei crediti per cui non ho minimamente aperto libro e appunti. Alle otto e trenta ero già a bordo del treno regionale diretto verso Venezia, ma era Padova la mia tappa finale.
Dovevo trovarmi con un’amica, anche lei sul mio stesso treno, per poi andare verso il luogo dell’esame insieme ad un’altra amica in comune, pure lei intenzionata a dare l’esame. Camminata tranquilla nel freddo e nella nebbia – tipica a gennaio nella pianura Padana – a parlare del più e del meno.
Arrivammo a destinazione, nel Dipartimento di Storia situato vicino al Duomo di Padova, in cerca della fantomatica aula. Quando aprimmo la porta, la scena che ci compare davanti a noi è la seguente: diversi studenti intenti a ripassare svariati fogli di appunti.
L’aula è piuttosto grande, fornita di diverse poltrone molto comode, più adatte a una dormita che a un ripasso pre-esame.  Ci sistemammo sulla sinistra rispetto al grande banco posto al centro dell’aula, ci togliemmo i cappotti ed io, gentilmente, chiesi alla mia amica se potevo ripassare sui suoi appunti; una letta veloce di circa una ventina di pagine che mi rende già pronto per l’esame, anche se effettivamente ero un pochino preoccupato.
Il professore arrivò in ritardo di qualche decina di minuti. Essenzialmente è un uomo di una cinquantina d’anni, di media statura, capelli grigi scuri ondulati, occhiali neri e una pancia un po’ rilevante. E’ una persona serena, che deve prendersi varie pause per fumarsi una sigaretta. La mia tecnica era la seguente: osservare le interrogazioni e prepararmi a parlare di qualcosa che non so. La mia fortuna era quella d’essermi iscritto nella metà, dunque avere tutto il tempo per esser tranquillo.
Il professore, appena entrato, rivelò come si svolgerà l’esame: un paio di domande ciascuno e, vista la quantità di gente, poteva rinviare al giorno dopo chi non fosse stato interrogato. Ma ecco dietro l’angolo la cattiva notizia, la lancia che colpisce il cuore, la pugnalata alle spalle: si andrà in ordine alfabetico di cognome.
Ero fottuto. Essendo il mio cognome per B, mi ritrovai ad essere secondo. Dopo essermi letteralmente cagato in mano nei primi cinque secondi, presi un po’ di fiato e conquistai gli appunti della mia amica. Iniziai a dare una rapida controllata mentre il primo ragazzo interrogato si diresse verso la sedia posta davanti al bancone.
Il suo è un esame che non stava certamente andando bene, dato che aveva risposto a metà la prima domanda e alla seconda aveva spiaccicato qualche parola. Alla fine il ragazzo avanzava il proprio libretto universitario – probabilmente era uno del secondo o del terzo anno – e il professore scrisse il voto. Pensai fra me che la valutazione data sia un diciotto, quindi non mi preoccupai più di tanto. L’unico problema era che mi ritrovavo una cinquantina di persone pronte ad ascoltarmi e non volevo certamente fare brutta figura; era un po’ come ritrovarsi al debutto in Formula 1, con gli addetti ai lavori pronti a parlar male dopo un piccolo errore.
Venni finalmente chiamato e io mi diressi senza paura verso la cattedra. Mi sedetti, ma ero leggermente in tensione e lo si poteva notare dal sudore che mi stava uscendo dalle ascelle. La prima domanda che mi venne posta riguardava il montaggio, su cos’era e le varie parti che lo componevano. Questo argomento non era mai stato trattato, tantomeno non era presente negli appunti. Penso di non aver mai ringraziato Canesecco – Matteo Bruno, noto youtuber italiano malato di fotografia e di riprese – per i suoi video tecnici come in quel momento. Primo ostacolo superato.
Pure la seconda domanda era semplice, poiché dovevo parlare della figura comica di Charlie Chaplin. Sapevo come parlarne, ma non so per quale strano motivo sbagliai a dire il nome di Charlot, sostituendolo con Pierot. Il professore non se ne accorse, quindi continuai a parlare come se nulla fosse. Alla fine mi ritrovai con la bocca impastata di saliva, ma soddisfatto. Il professore mi chiese se era il primo esame e io annuì per affermare di sì.  Mi diede un trenta e mi girai per tornare al posto.
Subito molte persone mi chiesero cosa avessi preso e dissi tranquillamente il mio voto, tranquillizzando la gente sulla facilità dell’esame. Scoprii poi che il ragazzo che mi aveva preceduto aveva conquistato un ventiquattro, certamente un voto al di sopra delle mie aspettative.
Aspettai che arrivasse anche il turno della mia amica – la ragazza con cui prendevo lo stesso treno –, che arrivò dopo pochi minuti essendo il suo cognome per D. Prese un ventisette, ma certamente immeritato date le domande; il professore gli chiese pure di spiegare il cinema ungherese, cosa introvabile pure sul libro di testo.
L’altra nostra amica, che aveva il cognome per Z, era tra le ultime. Io e la mia amica decidemmo di tornare a casa verso mezzogiorno e mezzo e di prendere il treno dell’una e otto minuti. Arrivati a Vicenza, salutai la mia amica e presi il bus diretto a casa mia, dopo aver aspettato diversi minuti. Ricordo che avevo litigato con la mia ragazza dell’epoca, ma gli annunciai lo stesso l’esito del mio esame.
Il viaggio tranquillo di ritorno durò circa mezz’ora e tornai a casa verso le due e un quarto. Presi la mia Rossana (una bicicletta simile alla Graziella di color arancione) parcheggiata vicino al municipio e mi diressi a casa. Quando entrai in cucina trovai mia madre e le comunicai il mio voto; lei era entusiasta e, successivamente, mi tirò fuori il piatto di pasta al ragù che mi aveva preparato. Io lo presi e lo posi nel microonde e presi poi il cellulare per vedere gli ultimi messaggi di WhatsApp.
Il messaggio che lessi fu agghiacciante, un misto fra l’incredulo e la confusione. Nel gruppo dei ragazzi del camposcuola, frequentato la scorsa estate, un amico annunciò la morte di uno dei ragazzi. Lo lessi tre, quattro volte, ma non riuscivo a comprendere la situazione. Ingenuamente, scrissi di getto un “Stai scherzando spero”.
La mia giornata procedette come tutte le altre, ma con la consapevolezza che qualcosa era cambiato. Presi in mano il libro del Gruppo Nutella, di cui lui faceva parte, e rilessi tutto il pezzo che c’era dentro al libro. Notai che una parte era in perfetta sintonia con il brano “Voyager” dei Daft Punk e con il suo video musicale. Penso che quel video me lo sia visto un paio di volte nell’arco di un’ora.
Una mattina che era andata bene si è trasformata in un giorno grigia e fredda, in sintonia con il tempo di quella giornata. Un trenta preso ad un esame universitario passava in secondo piano a quanto era accaduto. Non ho mai riflettuto così tanto sul significato della vita come in quel momento, su quanto sia beffarda e ingiusta. Ti chiedi anche: “Come mai non io?” e cerchi di dare una risposta che non troverai mai.
Alla fine venne la sera. La veglia era per le nove della sera ed io mi ero offerto per portare altri in macchina. Il posto si trovava a Vicenza, nel quartiere di Villaggio del Sole, e fu incredibile quante persone erano presenti quella sera. Non dissi molto agli altri, ero abbastanza in silenzio e credo che era da molto tempo che non piansi così tanto.
Mi colpì molto la forza di suo padre e il dolore di sua madre, di sua sorella e suo fratello, così come quella dei presenti. Non c’è molto altro da raccontare al riguardo, soprattutto per le tante cose successe.
Alla fine della veglia mi colpì la reazione di un ragazzo, un grande amico del defunto, che non era addolorato ma abbastanza animato. Parlando con lui non riuscii a non trattenere qualche risata e mi risollevai di morale. Sicuramente era lui quello che soffriva più di noi, ma aveva compreso più di tutti che la vita andava avanti. Una beffa, perché pure lui ci lasciò solamente un mese dopo.
I giorni passarono, arrivò pure il giorno del funerale, ma solamente dopo molto tempo compresi che avevo perso una persona squisita e che non ho avuto modo di conoscere meglio, solamente per colpe mie e mi è difficile dire che fosse mio amico, ma credo che lui la pensi diversamente da me. Come scrissi un anno fa, aspettami là in cielo che quando arriverò ci prenderemo del tempo per chiacchierare, magari mentre suoni la tua chitarra.

sabato 2 gennaio 2016

Top 10 album del 2015


Solitamente non sono uno che si ferma a fare delle classifiche, ma il 2015 è stato un anno di scoperte nell'ambito musicale e volevo condividere la lista dei miei dieci album preferiti, di cui vi consiglio l'ascolto.

Ascolta su Spotify "In Colour"Jamie xx - In Colour (electronic)

Era forse uno degli album che aspettavo di più lo scorso anno. Jamie xx rilascia il suo primo LP (senza contare il suo remix album We're New Here del 2011) della sua carriera solista. Già, per chi non lo sapesse Jamie xx è il bassista dei The xx, pronti a rilasciare un album in questo 2016. Tornando a In Colour bisogna semplicemente dire che è il miglior album elettronico di tutto l'anno. Mai banale, mai noioso.


Ascolta "Under The Sun All Night Long" su Spotify
Osc2x - Under The Sun All Night Long (electronic, pop)

Molto spesso vado a vedere live di artisti italiani sconosciuti ai più e alla massa commerciale, ma Osc2x (aka Vittorio Marchetti) mi ha conquistato. Ho già detto molto sul Under The Sun All Night Long in un pezzo del blog ancora a marzo; ne è passato di tempo, con l'annuncio di un nuovo album e la partecipazione a X Factor nella categoria band, dato che da progetto solista si è trasformato in un "duetto" con la conferma di Luca Rizzoli, già batterista per il suo tour in giro per l'Italia.

https://open.spotify.com/album/36E5LAM5D3AKnVx8s5dyc6
The Chemical Brothers - Born in the Echoes (electronica)

Anche loro erano una delle grandi attese del 2015. Dopo quattro anni da Further, The Chemical Brothers pubblicano Born in the Echoes, acclamato da tutti gli addetti ai lavori e divenuto un gran successo commerciale. Cosa bisogna aggiungere? Nulla, ascoltate e basta.






Ascolta "Propaganda" su Spotify YOUAREHERE - Propaganda (electronica, ambient)

E' uno dei dischi usciti a gennaio e preceduto dal continuo rilascio delle canzoni sul loro canale YouTube. I YOUAREHERE ci regalano una bomba di nome Propaganda, che ho praticamente amato fin da subito. Hanno dedicato ogni canzone a un personaggio che ha fatto la storia (basti pensare alla traccia Gagarin, dedicata all'astronauta russo).



Ascolta "Egomostro" su Spotify
Colapesce - Egomostro (cantautorato)

Forse non è un caso che Colapesce sia finito tra la top-5 degli artisti che ho ascoltato maggiormanete su Spotify. Egomostro può piazzarsi tranquillamente tra i migliori album italiani del 2015 e non è certo un azzardo per me inserirlo fra la mia top-10. Ascoltando per caso la canzone Reale, son finito nel riascoltare in loop tutti i pezzi all'interno del suo secondo album studio.



Ascolta "Fading Love" su Spotify
George Fitzgerald - Fading Love (electronic, pop)

Tanti hanno detto che Fading Love sia un album banale e che poco convince, ma per me George Fitzgerald ha rilasciato un ottimo LP, il primo della sua giovane carriera. Forse è perchè mi sono innamorato del singolo Full Circle, ma a dispetto di questo è orecchiabile, anche se confermo che non è un capolavoro.
Ascolta "Harmlessness" su Spotify
The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die - Harmlessness (indie rock)

Avete presente quando vi consigliano un artista o una band da ascoltare, ma voi ve ne fregate e non l'ascoltate? I TWIABP - accorcio perché manco io ricordo il loro nome per intero - li ho scoperti solo quest'anno, ma sono già entrati nella cerchia di quegli artisti che amo alla follia. Harmlessness può confermare il mio amore per loro.



Ascolta "Bagarre" su Spotify
About Wayne - Bagarre (alternative rock)

Conosciuti attraverso la webserie Freaks!, gli About Wayne sono finiti un po' nel dimenticatoio. Per fortuna che sono ritornati sul palco con il secondo album studio Bagarre, che doveva uscire già verso la fine del 2014. Finalmente si levano il peso enorme che ha avuto Freaks! su di loro e si può finalmente assaporarli senza influenze esterne.
https://open.spotify.com/album/0C2vaThB2tDv48T5sz0oCa
Uochi Toki - Il Limite Valicabile (alternative rap, electronic)

Quei tizi pieni di seghe mentali e che si credono superiori a tutti di nome Uochi Toki fanno il botto anche con l'ultimissimo album Il Limite Valicabile. Ci sono ben due dischi: il primo è il classico elenco di canzoni dove Napo parla di tutto, mentre il secondo è più strumentale e legato ai strani suoni che tanto amo di Rico. Dedicato a chi non capisce nulla di musica.




https://open.spotify.com/album/7FqHuAvmREiIwVXVpZ9ooP
Bring Me The Horizon - That's the Spirit (alternative rock, pop rock)

Il loro miglior album mai fatto. Finalmente i Bring Me The Horizon si evolgono e abbandonano, in parte, quello stile delle band metalcore che tanto li hanno portato fortuna. Un evoluzione che serviva e che convince sotto molti aspetti. That's the Spirit non è la perfezione, ma tanto mi è piaciuto da poter finire in questa classifica.



I grandi esclusi
https://open.spotify.com/album/2fZXLXFBkkcmIJV7h4zKlC
https://open.spotify.com/album/5rsHczvNUgCmzyUdFVDfdH
https://open.spotify.com/album/4tYA4PGWQ3BI8eJ7IaUYWqhttps://open.spotify.com/album/2f6y5TjWHIuaiBY9A2ZtHmhttps://open.spotify.com/album/53gkTRintyv5sXPqzKrS1yhttps://open.spotify.com/album/6bHsJXJoEdQTw3tUpHV8iB

lunedì 14 dicembre 2015

Non sono nessuno.




Forse essere partito per vivere e studiare a Madrid un anno è stata la più grande fortuna che io abbia mai avuto nella mia vita. No, non è perché posso apprendere una nuova lingua, conoscere un nuovo paese e la sua cultura, ma perché ho la possibilità di poter essere da solo, non pensare ai problemi che ho a casa ed essere autonomo. Ho avuto modo di poter riflettere sulla ma vita, su quello che sto facendo e sul mio futuro, oltre al fatto di divertirmi e a non pensare alla mia carriera universitaria – cazzeggiando per dirla tutta.

Ho imparato una cosa, dopo quasi quattro mesi qui a Madrid. Se sei davvero importante per una persona, rimani sempre in contatto con chi hai difficoltà a vedere – per motivi di studio, di città diversa o quant’altro. Anche se sei solamente un amico, vorresti sentirlo almeno una volta o scrivergli un messaggio, chiedendogli come va la vita. Io non ho avuto questa fortuna, o perlomeno dire che tanta gente mi abbia scritto. Potrei sembrare uno che si fa desiderare, ma in questo caso sono io che sono lontano dagli altri e che vorrebbe essere chiamato, ma al momento poco o nulla. Ci sono persone che si sono fatte sentire, ma desideravo che altrettanto lo facessero altre.
Personalmente sono una persona che facilmente si deprime, di là di quello che appaio agli occhi degli altri; non mi piace mostrarmi debole al pubblico, tantomeno essere quello che non si mette in gioco. A me piace parlare con tutte le persone, divertirmi e divertire, essere sempre al centro dell’attenzione e non tirarmi indietro. Ho vissuto uno (o anche due) anni in cui ero sempre giù di morale per qualsiasi motivo, che poi è scoppiato lo scorso anno e che si è risolto dopo che la cosa è stata sotto la luce di tutti.

Sicuramente sono depresso, ma ho capito che abbattersi non serve a niente e che questa lotta è solamente nella mia testa. Devo dire che non è come in passato, riesco a controllarla ed è solo una cosa che mi dura pochi secondi nell’arco della giornata. Quel momento arriva quando mi metto a pensare sulle persone che, giorno dopo giorno, mi hanno contattato solo per sapere come sto.
Mi piace essere sotto i riflettori, essere quello più importante e magari faccio certe sceneggiate o certe cose solamente per questo motivo. Anche se ho capito che questo è inutile e, soprattutto, con certi gruppi di amici con cui esco non posso esserlo, continuo a provarci. E’ un discorso patetico, ma è quello che compone il mio carattere e la mia personalità.

Dove voglio arrivare con questo discorso? Semplicemente a dire che io non sono nessuno, o perlomeno non gliene frego alla gente e così è anche per tante altre persone. Sono solamente un ragazzo ventenne di un comune sconosciuto del vicentino che è partito per studiare, ma sai quanto me ne sbatte? Stando qua d solo ho conosciuto nuove persone, ho costruito una nuova vita che andrà a frantumarsi quando ritornerò in Italia.

L’Italia mi manca per molte cose, ma sicuramente non per le persone che ho lasciato a casa – non tutte di certo. Sono felice di vivere a Madrid e vorrei restarci per molto più tempo e il fatto di tornare nella mia “casa” dove tutti ti accolgono perché “sei stato via un anno, ci sei mancato” e poi non se ne fregano per il resto della tua vita mi rende ancora più convinto che aver cambiato ambiente è la mossa migliore.

L’importante non è la quantità di persone che conosci, il numero di ragazzi/e che dice di essere tuo amico, perché alla fine si vede chi rimane e chi no. Una selezione naturale e sociologica degli amici veri.

Un’ultima cosa: mi fa ridere sentirmi dire “ma fatti sentire qualche volta” quando l’altra persona non ti scrive manco un messaggio se non gli offri da bere. Il mondo è fatto d’ipocrisia, la gente ne è piena in tutto il corpo. Potrei farmi odiare in questo momento perché, scrivendo queste parole, sembro il classico tipo che sa tutto e che si sente superiore alla massa, ma detta tra amici è vero.

Pace e amen dunque, viviamo in una società dove è più importante la facciata che il contenuto e chi dice questo fa il contrario. E ci sono dentro anch’io.

Sapete il mio numero, il mio nome e avete il mio Facebook, ma sappiate che d’ora in poi non sono contento di ricevere chiamate o messaggi.